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Elogio della follia

 

L'altra sera, a cena con tre amiche, ci siamo trovate a parlare, come sempre, di storie finite male. Nelle cene tra femmine di solito funziona così: si sceglie una storia andata a puttane, si condisce il tutto, in questo caso, con litrate di vino bianco e di amaro d'erbe, e poi si racconta, a chi ancora non la sa (di solito i bicchieri e le stoviglie in genere), la fine drammatica che ha subito la nostra relazione, il cui termine molto spesso coincide con una sorta di rinascita, per quanto non priva di strascichi.
In quest'ultima cena ho notato che, molto spesso, siamo solite associare ad ogni comportamento anomalo, ad ogni fidanzato scorretto, ad ogni azione terribile che ci viene inflitta, la parola "pazzo". Lo faccio anch'io, credo sbagliando, anche se il limite tra l'essere bugiardi, paranoici, insicuri, depressi,  e la patologia è spesso estremamente labile.
Ma il più delle volte non è così. Quest'estate sono andata a vedere uno spettacolo del Monni su Dino Campana, a Marradi. Quella cittadina così tetra, e nello stesso tempo bellissima, rinchiusa in una gola stretta e altissima, come a non far filtrare mai il sole, era perfetta per quello spettacolo. Perché io quando penso ai pazzi ho sempre un po' di timore reverenziale, perché pazzi erano Campana e la Merini, mica il primo stronzo che te lo butta nel culo.
Poi a un certo punto, me lo ricordo benissimo, il Monni ha detto:-"Perché gli amori tristi sono i più belli". Io credo di aver capito cosa intendesse. La malinconia, la frustrazione che si portano dietro certe storie, il senso di inadeguatezza che le accompagnano, l'incapacità di arrivare alla serenità, spesso ti entrano nelle ossa e non se ne vanno mai più. Ti cambiano, per sempre. Però c'è un senso di rivincita, nello stesso tempo, che si impossessa di te. C'è la ferma volontà di fare in modo di non incontrarne più, di amori tristi.
Perché negli amori tristi, spesso, non c'è niente della pazzia. I comportamenti infami, invece, sono invece tipici del genere umano più normale, del più piccolo direi.
Certi comportamenti, radicati in determinati esseri fino a esserne parte fondante e quasi esclusiva, non hanno niente di folle.
Anzi: credo che più siano sviluppati, più avvicinino i personaggi in questione alla normalità.
Rettifico: mediocrità. Non c'è niente dell'elevazione della follia, niente del suo essere oltre, niente di quell'aver capito qualcosa che tu non capirai mai. Certe cose sono così basse da guardare le cose da una prospettiva accidentale, quelle prospettive in cui la cima del palazzo è solo un punto.
La visuale di un insetto. La visuale dei pazzi non è questa.
La gente cambia?Per decenni ho pensato di sì, soprattutto pensando ai mutamenti di ordine sociale: la storia della "seconda possibilità" data ai delinquenti, ai carcerati, a chi ha rubato, a chi ha ucciso.
Poi però, forse contraddittoriamente, se penso al cambiamento nelle sfere private, penso che no, difficilmente gli uomini cambino. Se lo fanno, statene certe, non lo faranno con voi: il cambiamento spesso coincide con un'altra storia, un'altra donna (o un altro uomo), un'altra persona. Se il vostro ruolo è da sempre stato quello di colei che viene affondata, col solito uomo continuerete ad affondare. Di questo sono certa.
La pazzia è un alibi che creiamo a noi e agli altri. Nella cattiveria non c'è niente di folle.
Nel cercare di avere tutto passando sopra gli altri, non c'è niente di folle.
Forse folli siamo noi, che decidiamo di starci dentro, consapevolmente.

In un momento
 
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose.
 
P.S. E così dimenticammo le rose.
 
 
(per Sibilla Aleramo)

Trovate uno stronzo qualsiasi capace di scrivere una cosa del genere, e poi potremo riaffrontare la discussione.

Pubblicato il 27/10/2008 alle 10.10 nella rubrica Diario.

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