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Nihil est magnum somnianti
No comment.
post pubblicato in Diario, il 12 maggio 2008


Forse dovrei dire qualcosa di sinistra di fronte a tutto ciò.
Questo marciume che dilaga a macchia d'olio, incurante di ciò che invade, come una bava di lumaca che ti entra dalle orecchie, di soppiatto.
Non è più solo una questione di politica.
E' una questione di persone.
Sì, lo so: dovrei dire qualcosa di sinistra, attaccarmi alla tolleranza, alla comprensione tipica di chi cerca di capire, di chi non si accontenta delle spiegazioni-standard che si utilizzano per spiegare fenomeni-standard alle persone-standard.
Dovrei.
Però mi viene in mente in modo compulsivo una scena.
Mi viene in mente Javier Bardem in "Non è un paese per vecchi", con quella bombola d'ossigeno, che gira bussando alle porte facendo buchi in testa alla gente.
Senza proiettile.
Un buco, così, che rende le teste delle persone dei simpatici spioncini.
Uno monta un vetrino davanti ai buchi, e mette le teste della gente montate sulla porta di casa.
Lo so che non è propriamente una fantasia di sinistra, ma a questo mi viene da pensare spesso in questi giorni: che tanta gente si meriterebbe di diventare uno spioncino.
E poi, in fondo, amico Javier, dimmi: quanto costerà mai una bombola d'ossigeno?







permalink | inviato da ilpostodellefragole il 12/5/2008 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
Nuclei cervellotici combattenti.
post pubblicato in Diario, il 7 maggio 2008


Se c'è una cosa che mi sta proprio sul culo è l'inconscio.
Prima di tutto nessuno l'ha mai visto, al contrario del fegato, del gomito o del cervello.
Quindi, se parto -da buona razionalista- dal presupposto che Dio non esista perché nessuno l'ha mai visto, allora perché dovrebbe esistere l'inconscio?
Chi mi conosce potrebbe obiettare che in realtà io sono portata a credere a cose molto più inesistenti rispetto a Dio, a cui alla fine credono più o meno tutti, come ad esempio le fate e il piccolo popolo intero.
Ma come qualcuno su qualche blog che non ricordo ha ben esemplificato in una magistrale serie di paradossi, le fate, gli gnomi e i folletti hanno come presupposto intrinseco quello di non farsi vedere dagli esseri umani, indi per cui il fatto stesso che essi non siano mai stati visti da nessuno è una condizione sufficiente per confermare senza ombra di dubbio la loro esistenza.
Voglio dire, quanto la Madonna di Medjugorie, almeno.
In ogni caso, l'inconscio, per quanto non esista, riesce comunque ad essere insopportabile.
Io ho imparato a non dargli ascolto. Perché voglio dire, la volontà e le ferme conclusioni derivate da anni di duro lavoro su sé stessi DEVONO valere di più di un fottuto sogno fuori posto.
Attenzione, non sto facendo opera di auto-convincimento: dare credito all'inconscio solo perché catalogabile tra ciò che non puoi controllare, legittimerebbe altresì anche tipo io che mi denudo e comincio a correre per la corte del mio condominio in preda ad un attacco di pazzia.
Anche la pazzia non si può controllare; ma avete mai sentito uno psicanalista dire che la pazzia vada alimentata a discapito della ragione?
Eppure andrebbe anche a loro vantaggio: ci sarebbero un sacco di pazienti in più.
Quindi, se io da sveglia sento delle cose che sento fermamente di poter tenere sotto controllo, se io durante il giorno arrivo a delle convinzioni, per quale motivo se io faccio un sogno che sembra smentire ciò a cui sono arrivata devo svegliarmi la mattina pensando che ciò che credo vero durante il giorno non lo sia?
Voglio dire: ciò che penso razionalmente -ma anche emotivamente- vale meno di ciò che il mio inconscio -che peraltro non esiste- mi suggerisce durante la notte rielaborando input a casaccio dopo un' impepata di cozze?
Mi sembra una gran cazzata.
Viva il cervello, abbasso l'inconscio.
Io tifo sempre per i perdenti.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 7/5/2008 alle 1:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Sul tempo
post pubblicato in Diario, il 4 maggio 2008


L'ineluttabilità può essere una bella sfida, oppure farti impazzire dal panico.
Le cose che non si possono cambiare e che nonostante tutto abbiamo o detestato furiosamente o amato perdutamente, quando non ci sono più, lasciano sempre un senso di vuoto che inizialmente sembra incolmabile.
Allora si pensa che, visto che quella cosa non tornerà, la nostra vita non sarà più la stessa.
Come se necessariamente fosse un fattore da combattere, il cambiamento.
Persino la natura ci ha riservato il più incontrovertibile dei processi: la vecchiaia.
Ma credo che spesso la saggezza non si nasconda dietro la lotta, ma dietro la serena accettazione che ciò che se n'è andato, andato davvero intendo, non tornerà più, e che con certe assenze si debba imparare a fare i conti.
Che contro l'evoluzione non abbiamo scampo.
Che il tempo che scorre, se si porta con sé tante cose, ce ne regala sempre altre, ci cura, ci purifica.
In fondo credo che il tempo, per quanto sia la nostra più grande condanna, sia anche la nostra unica, grande salvezza.

"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va".
Eraclito, "Sulla Natura"




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 4/5/2008 alle 12:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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