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Nihil est magnum somnianti
"Io faccio il cazzo che mi pare". Cartman
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2011


Allora, partiamo dal presupposto che non siamo tutti uguali.
Che è una cosa che in determinati frangenti può anche innervosire -a me innervosisce molto-, ma in altri credo debba essere considerata con riguardo e rispetto.
Una cosa che credo debba essere sempre valutata con attenzione è che non tutti abbiamo gli stessi codici: ci sono persone la cui riservatezza, timidezza, o anche semplicemente difficoltà nell’affrontare gli altri di persona, spinge spesso a cercare di esprimersi altrimenti.
Ho sempre creduto che la cosa fondamentale fosse riuscire a spiegare al meglio ciò che sentiamo: la forma non è importante.
Certo, non si lascia una persona via sms, né si fanno le condoglianze tramite un post-it, ma se si ha qualche concetto un po’ complesso da esprimere, o un' opinione le cui motivazioni richiedano di essere diffusamente spiegate, ho sempre ritenuto le lettere –o le mail- un provvidenziale mezzo di comunicazione.
Per vari motivi, visto che non credo che la parola scritta sia sempre e necessariamente sintomo di vigliaccheria: esse ti danno la possibilità di esprimere con chiarezza nozioni che l’accaloramento di una conversazione potrebbe rendere confuse e farraginose; inoltre, come tutto ciò che permane, esse danno anche a coloro che le ricevono la possibilità di leggerle con calma, valutandone i punti salienti e dando ad essi la possibilità di pensare con calma alle eventuali obiezioni da fare.
Quindi questo vecchio ritornello di coloro che, di fronte ad uno scambio non orale di opinioni, si sentano in diritto di dire: -“Certo potevi parlarmene di persona”-, utilizzando il tono sprezzante che si usa con coloro che scappano di fronte alle difficoltà, ecco: questo vecchio ritornello lo trovo, per l’appunto, vecchio, e anche poco rispettoso delle altrui diversità.
Io preferisco scrivere, in linea di massima.
Perché mi serve a fare chiarezza nella testa.
Poi, eventualmente, non ho alcun problema ad approfondire l’argomento trattato a voce.
Voglio dire, non è che ho dei problemi comportamentali per cui quando qualcuno mi si avvicina per parlare scappo urlando.
Quindi ecco, che vengano apprezzati i miei tentativi di fare chiarezza, anche se a mio modo, piuttosto che denigrare la mia presunta incapacità di relazionarmi.
Altrimenti la prossima volta comunicherò coi segnali di fumo, e allora saranno cazzi vostri.

"In una discussione è meglio esprimersi in modo appropriato qualunque sia l'argomento. Per quanto pregevole possa essere ciò che si dice, se non è pertinente smorzerà la conversazione".
Yamamoto Tsunetomo
"Il libro segreto dei samurai"




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 7/2/2011 alle 15:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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