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Nihil est magnum somnianti
Lezione di filosofia numero 0
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2008


Stasera, alle ore 23 e poco più, ho sentito la primavera. Ha bussato al finestrino della mia macchina, Kaya s'è avvicinata al mio orecchio per affacciarsi meglio, ché anche lei la voleva salutare, e la Primavera è entrata.
C'è sempre un giorno dell'anno in cui la Primavera bussa, ed è sempre in tarda serata.
Nonostante sia un'accanita sostenitrice dell'estate e del caldo senza sosta e senza fine, verso la Primavera nutro un sentimento che non so spiegare.
Qualcosa di misto tra nostalgia e voglia di guardare avanti.
Tra ricordi da dimenticare e ricordi da ricordare.
La Primavera segna il naturale spartiacque tra ciò che è stato, e ciò che sarà.
E' una cascata in un luogo segreto.
E' il profumo dei tigli nelle notti non ancora calde, quando torni a casa col finestrino aperto e devi metterti il golfino.
(Finestrino e golfino fanno una rima obbrobriosa, lo so).
Sono le parole non dette per paura.
La Primavera resta segreta, anche se tutti la conoscono.
La Primavera è il mio inzio dell'anno: quando rimandi la resa dei conti a quando sarai più forte, dopo che il caldo ti avrà temprato.
Invece poi il caldo ti fiacca.
E rimandi la resa dei conti alla fine dell'anno.
Ma poi fa troppo freddo.
E quindi, la mia domanda è: ma questo tirar le fila della situazione, è proprio necessario?
Secondo me no.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 7/4/2008 alle 23:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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